| Articoli | 09.12.2019

Carica automatizzata: il futuro sarà dei sistemi conduttivi?

L’automatizzazione del processo di ricarica, cioè fare in modo che l’auto si colleghi alla stazione di ricarica senza l’intervento dell’uomo, è una direzione dello sviluppo tecnologico sulla quale stanno scommettendo in tanti. Infatti, in un futuro caratterizzato sempre più dalla guida autonoma, non si vede perché anche la carica non debba essere automatizzata.

Tornando al presente, l’automatizzazione sarebbe ben vista sia dagli operatori di flotte di veicoli, garantendo la sicurezza che i veicoli vengano sempre caricati e che cavi e stazioni di ricarica non vengano maltrattati, che da tutti quei privati che desiderano il massimo comfort.

Sino a non molto tempo fa la carica induttiva sembrava essere la soluzione più facile da realizzare ma, i suoi svantaggi rispetto alla carica conduttiva, cioè minore efficienza energetica, potenze più basse, aumento delle componenti da installare sul veicolo, maggiori problemi di sicurezza a causa degli elevati campi elettromagnetici, hanno stimolato la ricerca di soluzioni alternative, nell’ambito della carica conduttiva.

I primi esempi sono stati i sistemi a pantografo adottati da parecchi modelli di bus elettrici. Poiché tali soluzioni sono poco pratiche per auto o furgoni, negli ultimi anni sono state presentate diverse soluzioni alternative per estendere la carica conduttiva automatica anche a queste categorie di veicoli.

Ad esempio, VW (vedi anche il video) e lo specialista in robot industriali Kuka, hanno pensato di utilizzare un robot industriale che afferra la spina della stazione di ricarica e la inserisce nel connettore lato auto.

Alcune start-up hanno presentato altre soluzioni che potenzialmente avrebbero dei costi paragonabili alle stazioni di ricarica attuali. In alcune di queste, presentate dall’italiana Daze Technology (vedi anche il video o il video) e dall’austriaca Volterio, al suolo viene posizionata una base che porta un braccio con il connettore. Combinando la rotazione del braccio attorno ad un asse orizzontale e ad un asse verticale, la spina è in grado di collegarsi al connettore sul fondo dell’auto, purché i due connettori si trovino entro una area di 0,5 x 0,5m.

In altre soluzioni, presentate dalla francese GulPlug e dall’austriaca easE-link, la base è fissa e dall’auto scende il connettore. Nel primo caso, quando il connettore tocca la base, viene guidato da un campo magnetico verso l’altro connettore situato sulla base stessa (vedi anche il video). Nel secondo caso, la base è costituita da una matrice di contatti: a seconda dei contatti impegnati, la base stabilisce a quali contatti debbano corrispondere le fasi, il neutro e così via (vedi anche il video).

La strada è ancora lunga, infatti stiamo parlando ancora di prototipi e gli ostacoli non mancano, a partire dall’assenza di una standardizzazione, ma le premesse sono buone e non manca l’interesse delle case automobilistiche.

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